Chefchaouen

Sketch dal Marocco

Anche in Marocco, come già fatto negli ultimi viaggi, ho portato dietro un po’ di materiale da disegno. Niente di complicato. Un blocco da schizzi, qualche matita, una confezione di acquerelli da viaggio. Sono venuti fuori un po’ di schizzi che sono un mio personale punto di vista del Marocco.

 

I disegno sono stati fatti tutti sul posto. Per alcuni, per motivi di tempo, i colori sono stati aggiunti in albergo. Mi sono appuntato i colori a matita direttamente sullo schizzo. Finire un disegno dal vivo chiuso in una camera d’albergo è un po’ la morte del disegnatore-viaggiatore. Però in Marocco il problema non si è posto perché abbiamo sempre dormito in riad che hanno tutti cortili interni e splendide terrazze, quindi era un po’ come stare all’aperto.

Il primo disegno sotto è Rabat, prima meta del viaggio. Città che mi è piaciuta molto. Forse perché non ho trovato molti turisti, forse perché dormivo nel bel mezzo della nuova Medina.

 

Il disegno è stato fatto dal lungomare sotto la Kasbah des Oudaias, dal quale si ha la vista sia sulla Kasbah che su Salè, che sta di fronte. La Kasbah mi è piaciuta tantissimo. Anche qui come a Chefchaouen i colori predominanti sono l’azzurro e il bianco. Ci siamo lasciati guidare da un ragazzo del luogo che per pochi dinar ci ha condotto all’interno delle stradine raccontandoci aneddoti e storia. È stato proprio lui che ci ha consigliato di scendere fino alla spiaggia e al lungomare per aspettare il tramonto. Il tramonto lo abbiamo aspettato. Io ne ho approfittato per fare lo schizzo. Ma non lo abbiamo visto dato che stava per arrivare un temporale.

 

 

Kasbah e Salè viste dal lungomare – originale VS scketch

 

Per gli amanti della street art Rabat offre dei murales enormi sulle facciate di alcuni palazzi lungo Avenue Hassan II. Purtroppo prima di partire non ho trovato quasi nessuno che parlasse di questo aspetto e quindi li ho scoperti un po’ per caso. Per gli appassionati consiglio almeno un giro di mezza giornata alla caccia di murales.

 

Da Rabat ci siamo spostati in autobus a Chefchaouen, città ospitale e di un azzurro che i miei acquerelli non sono riusciti a rendere in maniera fedele. Dai mille angoli da fotografare. Dagli abitanti gentili e attenti. Mentre ero accampato a finire il disegno sotto mi si è avvicinata una donna anziana che mi ha proposto di seguirla. Forse pensava fossi uno scappato di casa, forse era semplicemente incuriosita dallo schizzo. Purtroppo non capivo cosa diceva, ma un ragazzo che l’ha incrociata scendendo mi ha detto “è una brava donna, probabilmente voleva solo offrirvi un tè”. Anche questi sono gli aspetti belli del fermarsi a disegnare in viaggio.

Chefchaouen va girata senza meta. È l’unico modo di trovare angoli inaspettati e scorci da fotografare. Seguendo la strada principale si arriva alla cascata che rimane un po’ fuori dal centro urbano. Da li parte il sentiero che porta sulla collina proprio di fronte la città. Da lì è stata fatta la foto di apertura dell’articolo. Il trekking non è molto duro; sarà circa un’ora andata e ritorno.

 

Chefchaouen – originale VS sketch

 

Il viaggio è proseguito a Fes con la sua intricatissima Medina. Vi sentirete spesso dire che per muovervi nella medina di Fes vi serve una guida. Non so se sia meglio con guida o senza. Noi l’abbiamo presa perché avevamo davvero poco tempo e una guida ci avrebbe permesso di vedere quello che volevamo in modo più efficiente. Ho visto tante persone muoversi senza guida e i luoghi principali mi sembravano ben indicati. Però è anche vero che la nostra guida ci ha portato in posti dai quali da solo non sarei uscito nemmeno col navigatore. Però informatevi bene. Noi siamo andati con quella fornita dall’albergo, ma non siamo sicuri che fosse una guida autorizzata. A Fes dati i tempi molto stretti non ho avuto molto tempo per fermarmi a disegnare, così come nei tre giorni successivi.

 

Infatti i tre giorni seguenti li abbiamo passati con la nostra guida, Youssef. Ritmi serrati che ci hanno condotto da Fes a Marrakech, passando per Merzouga con tanto di notte nel deserto. Passando per la valle del Draa, per Ouarzazate e permettendoci di visitare il mercato di Rissani, posto autentico e ancora non invaso dal turismo in maniera massiva.

 

Marrakech, ultima sosta, ultimo disegno. Il disegno non poteva essere fatto da nessun altro posto che da una delle terrazze che si affacciano su Jamaa el Fna. Marrakech in realtà mi ha un po’ deluso. Mi ha deluso soprattutto l’insistenza di quelli che volevano aiutarci a tutti i costi, che volevano sempre venderci qualcosa. Forse è la città più turistica del Marocco e quindi questo aspetto è amplificato, ma a volte era davvero fastidioso. Jamaa el Fna era al top della lista “cosa vedere in Marocco”, perché veniva decantata un po’ come il tempio del cibo di strada ma onestamente ho mangiato molto meglio altrove, anche all’interno delle stessa Marrakech.

La vista della piazza al tramonto pero’, quella si mi ha emozionato.

 

Jaama al Fna – Marrakech – originale vs scketch

 

Sotto un po’ di disegni sparsi fatti negli spostamenti in autobus, durante le pause carne (ebbene si, le classiche pause da bus di linea erano per fermarsi in qualche macelleria a mangiare carne alla brace) e in Riad a Marrakech.

Cosa mi porto dal Marocco: la gentilezza delle persone, i colori di Chefchaouen, il cibo, i tre giorni spesi con Youssef, l’autenticità del mercato di Rissani.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *